Now Playing Tracks

Digli che l’ho dimenticato, che non mi interessa minimamente quello che dice e quello che fa perché fa parte del passato. Digli che è solo un ricordo, ma ti prego non dirgli che te l’ho detto piangendo.

— (via neisuoiocchiverdi)



A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, era uno dei classici bulli.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, teneva sempre le cuffie, le felpe con il cappuccio e gli occhiali da sole per farci il figo.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, consegnava sempre i compiti in bianco. Ma guardava in maniera contorta la professoressa di italiano.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, rimaneva a scuola dopo l’orario d’uscita. Eravamo preoccupati per la prof.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, girava di notte e rubava alla cassa dalla farmacia.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, venne un giorno con una collana da donna, aveva sicuramente stuprato qualcuna e si era tenuto il ricordo.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, pedinava sempre un ragazzino più piccolo.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, faceva le risse e tornava a scuola pieno di lividi.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, era magrissimo perché si drogava e chissà cos altro faceva.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco,un giorno non venne.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva
sempre all’ultimo banco, lo odiavamo.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, era uno a cui nessuno aveva mai dato ascolto.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, teneva sempre le cuffie per non dover sopportare il rumore del mondo, e le felpe e gli occhiali per non mostrare quel viso che odiava.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, che consegnava sempre i compiti in bianco, ma tramava qualcosa con la prof di Italiano.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, che restava sempre a scuola dopo l’orario d’uscita, e lo faceva per far leggere le sue poesie e i suoi temi da 10 alla prof di italiano.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, girava di notte per rubare in farmacia si, ma non i soldi, ma le medicine per la sua sorellina malata.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, venne un giorno con una collana da donna, gliel’aveva fatta la sua sorellina per ringraziarlo delle medicine.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, pedinava sempre un ragazzino più piccolo, perché era affetto da asma e non voleva gli prendesse un attacco mentre tornava a casa.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, faceva le risse ed era pieno di lividi, le faceva con suo padre che lo picchiava perche era troppo ubriaco per riconoscere suo figlio.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, era magrissimo perché non mangiava, era anoressico e voleva morire.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco, un giorno non venne. Sua sorella morì, e lui volle seguirla.

A scuola c’era un ragazzo che sedeva sempre all’ultimo banco.
Avevamo incominciato ad amarlo, ma lo facemmo troppo tardi.

— (via viedibrooklin)

'Julian mi ha sorriso e ho visto le sue labbra fremere come se volesse dirmi qualcosa. Poi si è voltato e si è messo a correre.
Ho lanciato un urlo, ma ormai era arrivato al muretto.
E’ saltato su con un balzo e con un altro si è staccato dal muro. L’ho visto allargare le braccia e per un breve istante è parso proprio di volare.
Libero come un uccello.
Poi è precipitato, accompagnato dal mio grido.’

Ed è in questi momenti che mi serve qualcuno.
Qualcuno con cui parlare dei miei soliti problemi e che non mi chiami ‘pazza’ o ‘stupida’.
Ho la mancanza di quella persona a cui basta guardarmi negli occhi per capire che ho paura, paura del mondo e delle persone. E invece? Gli unici a darmi le risposte sono i libri, la musica e una matita oramai consumata.
Vorrei abbracciarti personaggio del mio libro, aw.

Non sapevano usare il congiuntivo e quando vincevano a Ruzzle pubblicavano su fb la foto del risultato per dimostrare di essere intelligenti. Adesso fanno la stessa cosa con Quiz Duello. Si mettono gli occhiali di vista perché va di moda il fascino dell’intellettuale.Citano le frasi di Wilde, Bukowski e Barrico nelle loro foto, come la trovata pubblicitaria delle frasi romantiche adottata dalla Perugina. La verità è che restano sempre delle pecore.

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